INTRODUZIONE
I fedeli di Corte invocarono la Madonna per scongiurare l‘epidemia di colera che da tre anni stava dilagando nel Piovese; cessato il pericolo decisero di ringraziarla per almeno dieci anni consecutivi. Nacque così la “Festa del Voto” che, diversamente dalla promessa, continuò ad essere celebrata nell’antichissima chiesetta di Santa Maria di Righe il giorno dedicato alla Beata Vergine della Mercede, cioè il 24 settembre. L‘antichissima chiesetta di Righe rimase proprietà privata fino al novembre 1964 allorquando l'ultimo titolare decise di donarla alla parrocchia di Corte
Le origini della chiesa campestre di S. Maria di Righe si perdono nella notte dei tempi, nei secoli bui dell’alto Medioevo. E’ a quel tempo infatti che risale un prezioso documento dell’anno 853 che ricorda, accanto alla chiesa di San Tommaso di Corte, anche una chiesa dedicata a S. Mariae Virginis; il documento è stato ripetutamente oggetto di discussione tra gli studiosi.
L'antichità della nostra costruzione è tuttavia provata oltre che dalla disposizione costruttiva e architettonica, dai materiali lapidei e fittili utilizzati nella costruzione dei muri perimetrali.
Al prezioso documento dell'853 segue un lungo silenzio di due secoli, rotto da un’altra traccia frammentaria in cui la nostra chiesetta compare nell'autorizzazione che il vescovo di Padova Giovanni il 4 agosto 1154 rilasciò ad Enrico del fu Gerardo Nespolo e a Ugolino suo fratello per vendere alcuni terreni nel Piovese.
Per quanto riguarda alla vita del monastero, che dopo vi sorse attorno, è certamente riconducibile un‘antica tradizione popolare del luogo la quale voleva che sulla vera del pozzo originaria, ora non più esistente, fosse rimasta l’impronta del ginocchio della Vergine apparsa ad una donna giunta per attingere l‘acqua. Molte persone poi, accorse alla notizia dell'evento straordinario, avrebbero visto la Madonna inginocchiarsi sulla vera da pozzo e lasciare, dopo la scomparsa della visione, l'impronta per poi alla fine risalire al cielo.

L‘ASPETTO ARCHITETTONICO
Così come si presenta allo stato attuale, la pianta della chiesa di Santa Maria di Righe è costituita da un rettangolo orientato come tradizione vuole, con la facciata ad ovest a cui si unisce l’abside sul lato est pressoché quadrato. Adiacente al corpo di fabbrica della chiesa e comunicante con essa vi è la piccola stanza adibita a sagrestia.
La tipologia costruttiva del corpo principale è assai semplice, con muratura di mattoni mista a grossi macigni di pietra alcuni dei quali si possono vedere collocati a terra vicino al pozzo.
La facciata è molto semplice, col tetto a due falde che ne disegna il timpano e come unici ornamenti il portale in pietra ed una finestra circolare a mo’ di rosone di incerta datazione.
Il campanilino che sovrasta ed orna la facciata stessa è a pianta triangolare ed è ornato da una merlatura.
L’interno appare molto semplice; poco è rimasto degli affreschi che dovevano ornare l’oratorio nel secolo XVI, anche se è possibile affermare che la sistemazione interna attuale risalga a quel periodo. L’unica navata, pavimentata con mattonelle bicolori novecentesche, è separata dal presbiterio tramite un arco a tutto sesto.
All’interno dell’edificio sacro sono presenti due piccole acquasantiere di sicuro molto antiche, incassate nel muro ad ovest.
Il presbiterio è rialzato di due gradini e pavimentato con mattonelle simili a quelle della navata; ha il soffitto decorato con un fregio, putti e la scritta:MATER DIVINAE GRATIAE ORA PRO NOBIS; ai lati il coro ligneo e due seggi con inginocchiatoio.
Sulla parete meridionale, all’interno della navata, è collocata un’iscrizione del 1334 che testimonianze orali riferiscono esser stata originariamente nella chiesa arcipretale di San Tommaso e qui trasportata non molti anni or sono dall’allora arciprete don Mario Violato. Il testo dell’iscrizione ripartito su sei righe recita in latino:

DEXTA PATRIS / MUNDI LUX
INCLITA / VERA SALUTIS
ESCA /  SUB HIIS CLAUSTRIS

HOSTIA  SACRA NITET
CUM DABAT OCTUBER POST
PARTUM VIRGINIS ANNOS
MILLE ET TER CENTUM SEX

QUATER ATQUE DECEM
HOC OPUS INSTITUIT NICHOLAUS

CAPOCOLORUM
QUOD IUBET ETERNO LAMPADIS
IGNE COLI

L’INTERVENTO DI RESTAURO DEL 2000
I preziosi restauri compiuti nel 1978 e nel 2000 hanno salvato l’edificio dalla rovina cui sembrava destinato e gli hanno restituito gran parte dell’antico splendore.
Oggi continua ad accogliere decorosamente i fedeli che da Corte, in processione, concludono il loro itinerario di preghiera non solo per celebrare l’antico voto fatto alla Vergine Maria nel 1839 ma pure per perpetuare una devozione radicato in un lontanissimo passato.

A CURA DI: FRANCESCA MARINELLO
TRATTO DAL LIBRO DI CORTE BONA ET OPTIMA VILLA DEL PADOVANO
ARTICOLO DI: CRISTINA BADOLIN, CLAUDIO GRANDIS